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Museo del Novecento: Mostra di Bruno Munari

Bruno Munari( 1907-1998)
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先日ミラノのドゥーモの広場にある
Museo del Novecento で、
4月6日から9月7日2014年 まで行われている
ブルーノ ムナリの展覧会や、常設展を観ました。
キュレイターはマルコ サミチッリ
 ムナリはイタリアの美術家、グラフィック デザイナーですが、
教育者として絵本作家としても知られています。
1958年詩人・美術評論家の瀧口修造と出会い、
1965年に日本でも個展を開いています。
1960年代以降、しばしば日本を訪れ、
日本の伝統的な美意識のデザインに共鳴し、影響を受けています。
そういう作品もこの展覧会で見られます。


FANTASIA, INTELLIGENZA E LEGGEREZZA: COME UN GIAPPONESE

Sono andata a vedere una mostra molto interessante a Milano, una mostra delle opere di Bruno Munari (1907-1998) al Museo del Novecento – iniziata il 6 aprile, termina il 7 settembre – e ho visto cose che sembravano giapponesi: degli ideogrammi giapponesi disegnati da Munari; degli oggetti fatti con bamboo, sempre da lui. Mi sono domandata come mai, quale fosse l'origine di questo interesse. Poi ho scoperto che c'è stato un incontro molto importante nel suo passato, il contatto con Shuzo Takiguchi (1903-1979): critico d’arte, poeta, pittore, fondatore del movimento surrealista in Giappone.

Shuzo Takiguchi è una colonna teorica del movimento surrealista giapponese. Lettore in originale di Arthur Rimbaud, André Breton, Paul Éluard, nel 1930 ha tradotto il libro “Surrealismo e pittura” di Breton e nel 1938 ha pubblicato un articolo su Rivista Mizue dal titolo: “Teoria di Marcel Duchamp”.
Munari invece, come si sa, è l’artista, il designer, l'educatore e il ricercatore, ma anche l'illustratore dei libri per bambini…
I due si sono incontrati 1958 e sono diventati amici.

Shuzo invita Munari nel 1965 in Giappone.
Munari diceva: “Sono stato più volte in Giappone. Mi hanno invitato a esporre e i giornali hanno detto che ero molto zen.” Si tratta di una grande mostra, appunto in Giappone, e appunto nel 1965, una personale dell'artista italiano al grande magazzino Isetan di Tokyo, dove tra l'altro presentava una creazione che sembrava un giardino zen giapponese, un “karesansui”. Come elemento importante al riguardo, la progettazione di una fontana, formata da una vasca in metallo bianco con uno strato di sabbia bianca coperta da dieci centimetri di acqua immobile. Un lavoro realizzato grazie alla mediazione di uno dei più importante uomini di cultura giapponesi dell'epoca, cioè – appunto – Shuzo Takiguchi.

Munari ha scritto che “Durante l’infanzia siamo in quello stato che gli orientali definiscono zen: la conoscenza della realtà che ci circonda avviene istintivamente mediante quella attività che gli adulti chiamano gioco.” (1982). E questo “gioco”, per l'italiano, è durato tutta la vita, dal momento che è stato uno dei primi a interessarsi a disegnare prodotti per l'industria e a lavorare con la Rinascente di Milano, suoi modi per la (sua) conoscenza della realtà.
La sua amicizia con Takiguchi ci rende poi chiaro come tra Occidente e Oriente, quando c'è un incontro, c'è sempre la possibilità che nasca una “creazione” affascinante.
Come nei casi di Octavio Paz (1914-1998), poeta e saggista messicano, che scopriva il grande poeta giapponese Matsuo Basho, o John Lennon e Yoko Ono. O Vincent Van Gogh, nel suo interesse rivolto alla pittura giapponese. Più in generale, l'interesse per il Giappone mostra in molti casi occidentali la presenza di grande sensibilità. Si pensi a come il critico e saggista francese Roland Barthes abbia descritto la cultura nipponica nel suo “L’impero dei segni”, dove parla del giapponese che usa gli hashi (bastoncini per mangiare) con grande acutezza e conoscenza, nonostante non fosse ancora andato in Giappone! Solo dopo il libro iniziò a frequentare diverse volte il Paese del Sol Levante.

Ritornando a Munari, lui gioca come un bambino, ma certo è serissimo…
Quando cominciò a disegnare oggetti per l'industria pensò il proprio lavoro in relazione a suo figlio piccolo, che ovviamente leggeva libri per bambini. Questo gli ha permesso di cominciare a ideare e inventare i libri più creativi possibili prima per suo figlio, poi libri per tutti gli altri bambini. Un procedimento che si è ripetuto spesso in Italia, in altri ambiti.

Mi fa sorridere e mi fa sentire felice… dal momento che Munari, questo grande uomo d'industria, rimane sempre un padre italiano! E che cosa fa per il proprio figlio questo padre? Con passione, inventa cose belle. È un riflesso dell'Italia, dove l'invenzione umana e l'artista passionale sono costanti.
Disegno e arte in Munari sembrano leggeri, a volte freddi, così semplici e intelligenti, ma dietro quell'invenzione c'è una passione caldissima, come detto l'amore per il proprio figlio. Amore per le cose, per il fatto che da “cosa nasce cosa”.
Poi c'è stato il grande incontro con Shuzo Takiguchi, come detto grande intellettuale giapponese. Ma non solo questo. E oggi Munari è sempre moderno e attuale. Eterno.

Recentemente, guardando una rivista in treno, ho visto un suo dipinto molto moderno: con una base quadrata, ma che si allungava più o meno in uno o due degli angoli del quadrato stesso. Sembrava qualcosa un po' somigliante nel concetto – nonostante la diversità nella resa – a quanto ha teorizzato il grande artista contemporaneo Kishio Suga, uno dei leader del “Monoha” (una specie di “Arte povera” giapponese), dal momento che anche lui creava attraverso un'azione simile. Una volta, in una mostra, lui stesso si chiedeva, nel corso di una sua intervista, di come possa diventare una forma “se ne allungassimo un lato”. Una curiosità a cui nessuno pensa, se non i rari inventori o uomini di fantasia… rendendo il tutto poi originale e moderno.
Un po' di spirito e sensibilità giapponese quindi: sembra questo un aspetto del carattere di Bruno Munari, uno di questi uomini divini – inventori e di fantasia – giunti a noi dal cielo.



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by Art-Chigusa | 2014-05-11 00:21 | Mostra | Comments(0)
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ペルージャ在住 アーティスト


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